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Antonia Shoraka
Dall’arrivo del cinema in Iran, passano ben 110 anni. Fu Mozaffareddin Shah, il terzultimo re qajaro, ad aver portato un apparecchio, il “Cinematograph”, da uno dei suoi viaggi in Occidente, a soli 5 anni dall’invenzione dei fratelli Lumiere. Ma ci dovettero altri 30 anni prima che Avanes Ohanian, un regista armeno/iraniano, realizzasse il primo lungometraggio della storia del cinema iraniano: “Abi e Rabi” (1930); e subito dopo tre anni il regista Ardeshir Irani giro’ “La ragazza Lor” in Bombai (1933). Il cinema iraniano sin dagli albori, fu soggetto a restrizioni e censure: non a caso, dal 1936 fino al 1948 vide un periodo di sospensione – sia a causa della seconda guerra mondiale e dell’invasione parziale dei britannici in Iran, sia per il clima teso politico che segui’ il colpo di stato imposto dagli inglesi a Reza Shah, primo re della dinastia Pahlavi – per poi riprendersi negli anni Cinquanta con uno spessore piu’ pubblico e in quanto un’industria, nel vero senso della parola. Il cinema commerciale iraniano per decenni invase il grande schermo con film per lo piu’ banali, prodotti –insomma – solo per intrattenere le grandi masse che negli anni Sessanta e Settanta , con il boom economico del secondo e ultimo re Pahlavi, Mohammad Reza Shah, emigravano dai villaggi nelle citta’ con la speranza di farsi una vita migliore e piu’ moderna secondo i criteri occidentalizzati dettati dal regime monarchico.
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DIZI (O ABGOOSHT) Questa ricetta affonda le radici nei secoli; consiste in uno stufato di agnello e ceci con salsa di pomodoro. Ha la consistenza della nostra zuppa di fagioli ma arricchita da carne. Il nome deriva dal piatto in pietra in cui viene servito, dizi.
ZERESHK POLO MORGH Un’altra variante di stufato, dove il pollo è accompagnato da riso, pomodoro e zafferano. L’aggiunta del crespino (una pianta) dà il colore rosso e rende il gusto più particolare.

JUJEH ANOR Pollo farcito al melograno, frutto molto diffuso in Iran.
FESENJANE ORDEK Anatra in salsa di melograno e noci.
DOLME KADOO HALVOEE Zucca ripiena, con carne tritata di manzo, piselli, uvetta, cipolle, riso basmati e cumino.
KASHKE BADEMJAN Servito in genere come accompagnamento, ha la consistenza di una salsa; è a base di melanzane affumicate e yogurt (kashk) e si abbina al Lavash, il delizioso pane iraniano.
BASTANI AKBAR MASHTI Negli Anni Cinquanta Akbar Mashti divenne famoso per il suo bastani, tanto che oggi il gelato tradizionale più diffuso porta ancora il suo nome. Sono miscelati vaniglia, zafferano, acqua di rose e pistacchio e, come se non bastasse, al suo interno ci sono croccanti pezzi di crema. Si gusta in coppetta o, come prediligono gli iraniani, fra due wafers.
KOLUCHEH BERENJ Questi dolcetti di farina di riso si usano molto in occasione dei matrimoni ma si possono assaggiare anche in altre circostanze. Hanno la forma di palline, con una mezzaluna incisa sopra; gli ingredienti sono farina di riso, uova, burro, zucchero a velo, cardamomo e pistacchi tritati.
SHOLLEH ZARD Riso dolce allo zafferano che si cucina soprattutto in occasione della festività ‘Ashura (nel 2019 cadrà fra il 9 e il 10 settembre). È una prelibatezza: si sobbolle il riso con lo zafferano, si prepara a parte uno sciroppo a base di zucchero, succo di limone, si mescola il tutto aggiungendo mandorle tritate, cardamomo e cannella. Si gusta freddo.
Vi è venuta un po’ di acquolina? Sappiate che nelle principali città dell’Iran ci sono magnifiche caffetterie, dove trattenersi per un tè profumato e una pausa dolce.
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“Buoni pensieri, buone parole, buone azioni” è la sintesi estrema della filosofia di Zoroastro, che invitava a rispettare al massimo l’ambiente naturale e il cui simbolo è l’uomo-uccello.
Stiamo parlando del 1000, 1500 a.C., ma lo zoroastrismo è ancora seguito da circa 150.000 persone nel mondo. Di cui 5500 vivono a Yazd, città iraniana incastonata fra due deserti, e che dal 470 d.C. tengono accesa la fiamma della fede nel Tempio del Fuoco; meta ogni giugno di un pellegrinaggio importante, il tempio non è l’unica attrattiva di Yazd.
Il centro della città è uno dei più antichi al mondo secondo Unesco; con le sue case in mattoni di fango essiccato e il dedalo di vicoli, è ancora originale. Yazd scampò infatti alla furia di Genghis Khan e Tamerlano e fiorì per secoli, grazie alla mirabile produzione di seta e alla sua posizione lungo importanti rotte del commercio. Seta che per qualità impressionò anche Marco Polo.
Sono da ammirare i Badgir, Torri del Vento: mirabile esempio del sistema in uso nel Golfo Persico di incanalare l’aria per creare un condizionamento naturale. Così come va visitata la Moschea del Jameh – con splendide maioliche azzurre e minareti che svettano per 48 metri – e il Complesso di Amir Chakhmaq, dall’architettura insolita in Iran; nei suoi pressi, sul lato nord, si allenano i body builder, il cui centro sportivo si trova attorno a una cisterna del 1580.

Senza parlare di Palazzo Dowlatabad, esempio di estetica islamica del XVIII secolo e di ingegneria zoroastriana. Perché in effetti gli zoroastriani erano ingegneri e inventarono un sistema di irrigazione che canalizzava l’acqua per l’agricoltura: a Yazd mangerete i melograni più succosi del Paese.
Quindi: camminate, fotografate, assaggiate i melograni, comprate seta e guardate gli abiti delle donne zoroastriane; le riconoscerete perché i colori sono bianco, crema e rosso, con disegni gialli sul copricapo.
Quando tornate diteci la vostra sulla leggenda che vuole che i Magi siano partiti da qui per Betlemme…
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